Meloni non firma il decreto: “Un miliardo ai magistrati? Non posso metterci la mia firma”
Meloni non firma il decreto per aumenti ai magistrati: un miliardo di euro è troppo. Scopri le sue motivazioni e le ripercussioni politiche.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato di non voler firmare il decreto ministeriale che sbloccherebbe gli aumenti di stipendio dei magistrati, pari a circa un miliardo di euro. La decisione arriva dopo la sentenza del Consiglio di Stato che riconosce ai magistrati il diritto ai rimborsi e agli aumenti di stipendio, con una spesa complessiva stimata intorno ai 970 milioni di euro. La premier ha dichiarato: “In coscienza non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati”.
La vicenda riguarda il metodo di calcolo degli aumenti degli stipendi dei magistrati, che in passato era stato contestato e successivamente rivisto, portando a un incremento significativo rispetto ai precedenti adeguamenti. La cifra complessiva, che comprende arretrati e adeguamenti retributivi, comporterebbe un esborso di quasi 100.000 euro lordi a testa per ogni magistrato, con un incremento annuale di circa 20.000 euro.
Meloni ha sottolineato che la cifra richiesta per i magistrati è dieci volte superiore a quella necessaria per affrontare le problematiche del settore autotrasporto, che ammonta a 100 milioni di euro. Ha inoltre evidenziato la necessità di destinare le risorse disponibili ai settori più colpiti dalla crisi economica, come agricoltori, pescatori e famiglie.
La presidente del Consiglio ha espresso disponibilità al dialogo con i rappresentanti dell'Associazione Nazionale Magistrati (Anm), affermando: “Se le associazioni rappresentative vorranno cercare insieme una soluzione sono come sempre pronta ad ascoltarle”. Tuttavia, il vice segretario dell'Anm, Stefano Celli, ha dichiarato: “Il governo decide, ma se ci sono dei margini faremo un ricorso”.
La questione è anche di natura politica, in un contesto di tensione tra governo e magistratura, legata a riforme della giustizia e separazione delle carriere. Il governo ha previsto un fondo sentenze per il 2027 dal valore di 1,9 miliardi di euro, di cui la maggior parte destinata agli adeguamenti per i magistrati. Tuttavia, le problematiche economiche attuali riguardano anche agricoltori, pescatori e famiglie, con il governo che cerca risorse per affrontare la crisi.