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Legge elettorale, il governo prepara il piano B: tre nodi per la Corte Costituzionale

La legge elettorale è al centro di un piano B del governo, con tre nodi cruciali per la Corte Costituzionale. Scopri i dettagli e le implicazioni.

di Redazione ControPagina venerdì 9 ottobre 2026 · ore 14:31
Legge elettorale, il governo prepara il piano B: tre nodi per la Corte Costituzionale
Illustrazione generata con intelligenza artificiale

La partita sulla nuova legge elettorale non si è chiusa con il via libera parlamentare. Dopo l'approvazione della riforma, il governo guarda già alla prossima mossa: l'eventuale intervento della Corte costituzionale, che potrebbe modificare alcuni punti chiave del testo. Secondo quanto riportato da policymakermag.it, l'esecutivo starebbe valutando un piano B nel caso in cui i giudici costituzionali dovessero intervenire su una delle tre principali questioni già individuate come possibili punti di attacco.

Il primo riguarda il meccanismo che assegna 35 senatori del premio di maggioranza in un sistema che, come stabilisce l'articolo 57 della Costituzione, elegge il Senato “a base regionale”. Il secondo punto è l'obbligo di raccogliere un numero elevato di firme per le liste non presenti in Parlamento, una soglia che alcune forze politiche considerano troppo onerosa. Il terzo nodo è la disciplina dei capilista rispetto alla rappresentanza di genere, in particolare alla luce dell'articolo 51 della Costituzione, che garantisce la pari opportunità di accesso alle cariche elettive.

Sul premio di maggioranza al Senato, il punto critico riguarda il rapporto tra un premio determinato a livello nazionale e il principio costituzionale secondo cui il Senato è eletto su base regionale. Il meccanismo prevede 35 seggi aggiuntivi per la lista o coalizione che raggiunge il 42% dei voti in entrambe le Camere. Tuttavia, secondo le opposizioni, una coalizione potrebbe ottenere il premio anche se perde in una regione, determinando un possibile conflitto tra la dimensione nazionale del premio e la base regionale prevista dalla Costituzione.

Un altro punto riguarda le firme necessarie per presentare le liste. Le forze politiche senza simbolo già presente in Parlamento dovranno raccogliere tra 6.000 e 7.000 firme per collegio. La soglia è stata criticata perché considerata molto alta, soprattutto rispetto al passato, e assimilabile a una soglia di accesso indiretta alla competizione elettorale.

Sui capilista e la rappresentanza di genere, la legge prevede capilista bloccati e tre preferenze per gli altri candidati. Tuttavia, non è previsto un minimo del 40% di donne tra i capilista, sollevando dubbi sulla conformità con l'articolo 51 della Costituzione, che promuove l'equilibrio nella rappresentanza tra uomini e donne.

La legge elettorale ha ottenuto il via libera finale alla Camera l'8 ottobre con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Ma la partita è tutt'altro che conclusa: il 12 ottobre le opposizioni presenteranno ricorsi alla Corte Costituzionale. L'obiettivo è sottoporre i principali motivi di incostituzionalità in circa trenta distretti di Corte di appello, in modo che almeno uno dei giudici decida di sollevare la questione davanti alla Consulta.

I ricorsi verranno depositati 15 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento, l'iter per arrivare a una pronuncia della Corte dovrebbe durare circa tre mesi, con una possibile pronuncia a partire da febbraio.

Tra i punti critici sollevati nei ricorsi ci sono l'introduzione parziale del sistema delle preferenze, il numero elevato di firme richiesto per presentare le liste, le norme sulla parità di genere ritenute insufficienti e il meccanismo per l'attribuzione del premio di maggioranza. Un altro punto riguarda la ridefinizione delle circoscrizioni Estero, che per il Senato prevede un unico collegio denominato “Mondo”.

Fonti

RC
Firma Redazione ControPagina