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Israele al voto: sfida tra Netanyahu ed Eisenkot sullo sfondo della guerra a Gaza

Israele al voto: Netanyahu ed Eisenkot sfidano il futuro politico in un contesto di guerra a Gaza. Scopri le dinamiche e i temi chiave delle elezioni.

di Redazione ControPagina mercoledì 28 ottobre 2026 · ore 06:01

Israele torna alle urne domani, 27 ottobre 2026, per il rinnovo della 26° Knesset, il Parlamento unicamerale composto da 120 seggi. Si tratta della prima tornata elettorale dopo l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e dopo anni di governo della destra guidata da Benjamin Netanyahu.

Il voto è considerato da molti osservatori come un referendum sulla gestione della sicurezza e della crisi con Gaza. Netanyahu, leader del Likud e primo ministro uscente, è il più longevo della storia israeliana, avendo governato dal 1996 al 1999, dal 2009 al 2021 e nuovamente dal dicembre 2022. Durante la campagna elettorale ha respinto le richieste di una commissione d'inchiesta indipendente sul fallimento della sicurezza durante l'attacco del 2023, sostenendo che avrebbe indebolito il fronte interno in tempo di guerra. Il conflitto a Gaza, infatti, prosegue ancora, con combattimenti e bombardamenti segnalati anche in questi giorni.

Lo sfidante principale è Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore e attuale leader del partito Yashar, che si presenta come un'alternativa centrista ed esperta in materia di sicurezza. La sua candidatura è sostenuta da una coalizione che comprende partiti di centro e di sinistra, tra cui la Lista Insieme di Naftali Bennet e Yair Lapid, la destra laica di Avigdor Lieberman e i Democratici di Yair Golan.

Il sistema elettorale israeliano è proporzionale con collegio nazionale unico e una soglia di sbarramento del 3,25% dei voti validi. Ciò significa che anche i piccoli partiti possono entrare in Parlamento, contribuendo alla formazione di coalizioni di governo spesso fragili. Per ottenere la maggioranza sono necessari almeno 61 seggi.

Il presidente Isaac Herzog sarà incaricato di consultare i leader dei partiti e affidare l'incarico di formare il governo a chi avrà maggiori possibilità di costruire una coalizione. In passato, Herzog ha cercato di mediare tra le diverse anime politiche, ma la polarizzazione rimane alta.

Tra i temi centrali della campagna figurano la sicurezza interna, la gestione della guerra a Gaza, le tensioni tra religiosi e laici e il futuro della democrazia israeliana. Netanyahu è sostenuto da partiti ultraortodossi e formazioni nazionaliste di estrema destra, tra cui Sionismo religioso di Bezalel Smotrich e Otzma Yehudit di Itamar Ben-Gvir, che chiedono una linea dura nei confronti dei palestinesi e una maggiore influenza religiosa nello Stato. Sul fronte opposto, le forze centriste e progressiste difendono la separazione tra religione e Stato e propongono soluzioni diplomatiche per fermare la guerra.

Le elezioni si tengono in un clima di forte tensione interna. Netanyahu è stato contestato durante la campagna elettorale, anche a causa delle esenzioni dalla leva obbligatoria concesse agli uomini ultraortodossi, mentre giovani israeliani continuano a combattere nella Striscia di Gaza.

Gli elettori aventi diritto sono circa 7,33 milioni di cittadini israeliani maggiorenni. La precedente legislatura, eletta nel novembre 2022, è stata sciolta il 17 luglio 2026. Nei territori palestinesi occupati, la situazione rimane critica, con bombardamenti, morti e sfollati, e una prospettiva di pace ancora lontana.

Fonti

RC
Firma Redazione ControPagina