Chi è Youssef Siher, il fermato per le rivolte pro-Palestina a Milano
Scopri chi è Youssef Siher, fermato per le rivolte pro-Palestina a Milano. Approfondisci il suo ruolo nel Movimento 17 ottobre e le accuse a suo carico.
Il fermo di Youssef Siher, presunto promotore del Movimento 17 ottobre, riporta l'attenzione su una figura emersa nelle ultime settimane in relazione alle mobilitazioni pro-Palestina. Trenta anni, nato a Brescia da genitori marocchini, italiano di seconda generazione, Siher ha costruito il proprio percorso tra università, giornalismo e attivismo.
Dopo il liceo Fermi di Salò, si è laureato in Scienze umanistiche per la comunicazione all'Università degli Studi di Milano, proseguendo poi con il corso magistrale in Scienze politiche e di governo. Nel 2024 ha svolto un periodo come research trainee presso l'ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale), esperienza che ha contribuito a consolidare il suo profilo di ricercatore e analista.
Parallelamente Siher ha lavorato come giornalista freelance, collaborando con testate come il Fatto Quotidiano e Il Foglio. Più recentemente ha ricoperto il ruolo di esperto generalista per Mercor, startup statunitense attiva nel settore dell'intelligenza artificiale.
Negli ultimi mesi il suo nome è diventato noto soprattutto per l'attivismo legato alla causa palestinese. Secondo gli inquirenti, Siher sarebbe uno dei principali promotori del Movimento 17 ottobre, nato dopo gli scontri e le devastazioni avvenute a Milano il 17 e 18 ottobre 2026. La Procura di Milano ritiene che il movimento sia funzionale a un "progetto finalizzato a porre in essere atti delittuosi, con finalità eversive", e ha disposto il fermo del trentenne con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche.
Siher avrebbe gestito e promosso i canali Telegram e Instagram del movimento, attraverso i quali sarebbero state organizzate nuove mobilitazioni, tra cui quella prevista per il 24 ottobre a Milano. Gli investigatori ritengono che il gruppo online conti circa mille utenti e che i contenuti pubblicati, tra cui messaggi contro le banche, indicazioni per organizzare occupazioni di piazze e suggerimenti per evitare le forze dell'ordine, abbiano contribuito a pianificare azioni violente.
Nel corso delle perquisizioni, oltre a dispositivi informatici e telefoni, i carabinieri hanno sequestrato anche alcune armi detenute regolarmente da Siher in quanto titolare di porto d'armi per uso sportivo.
Il fermo è stato convalidato dal gip di Brescia, che ha trasmesso gli atti alla procura di Milano. L'udienza di convalida davanti al gip milanese è fissata per il 27 ottobre. Nel frattempo Siher resta in carcere.
Tra gli indagati figura anche la moglie Sagia Hammoud, amministratrice dei canali del Movimento 17 ottobre, accusata di istigazione a delinquere e indagata a piede libero.
Le indagini proseguono anche su possibili legami con finanziatori di Hamas, mentre nelle prossime ore sono attese nuove manifestazioni programmate da sindacati di base e studenti. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha assicurato che "non saranno possibili zone franche" e che "la risposta dello Stato sarà immediata contro chiunque pensa di poter organizzare aggressioni e rivolte".