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Campo largo, Schlein rompe gli equilibri: “Uno non vale uno”., la stoccata a Conte scuote gli alleati

“Uno non vale uno” e “generosi sì, ingenui no”: dalla Direzione dem Schlein alza la posta e mette sul tavolo il peso elettorale del Pd, aprendo anche alla prova delle primarie

di Fabrizio Gerolla venerdì 2 ottobre 2026 · ore 15:31
Campo largo, Schlein rompe gli equilibri: “Uno non vale uno”., la stoccata a Conte scuote gli alleati
Foto Official Fb

Elly Schlein lancia un messaggio netto agli alleati del campo largo e lo fa dal palco che più di ogni altro le appartiene: quello della Direzione del Pd. La segretaria rivendica il ruolo del Partito Democratico come primo partito dell’opposizione e mette in chiaro che questa forza non può essere ignorata nella costruzione dell’alternativa al centrodestra.

“Il programma si scrive con l’alleanza, sapendo bene che in quella discussione bisogna essere inclusivi, ma anche che uno non è che vale uno”, afferma Schlein. Una frase che sembra indirizzata soprattutto a Giuseppe Conte e agli alleati del campo largo. La leader dem non accetta che il consenso conquistato dal Pd alle elezioni europee, regionali e comunali venga messo in secondo piano: “Noi siamo il primo partito di opposizione, non perché ce lo siamo trovati. Ci siamo arrivati con fatica, sudore e impegno, partendo a gennaio 2023 dal 14% nei sondaggi”.

Da qui l’avvertimento: “Generosi sì, ingenui no”. Schlein rivendica i numeri e ricorda che in altri Paesi europei sarebbe normale che a guidare la coalizione fosse il partito con più voti: “Non è egemonia, è democrazia”. La priorità resta la costruzione di un programma comune: “Prima il programma, poi la guida, perché chi guida deve guidare l’intera alleanza e non soltanto il suo partito”.

Il messaggio è chiaro: il Pd è pronto a discutere di tutto, dai temi economici alla politica estera, ma non accetterà che il proprio peso elettorale venga ignorato nella scelta della leadership della coalizione. La segretaria insiste sul fatto che il campo progressista esiste già e può competere con il centrodestra: “Noi siamo pronti, possiamo partire anche subito. Basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli”.

Il programma, secondo Schlein, dovrà nascere dal confronto con il terzo settore, il mondo produttivo, i sindacati e la società civile. Ma resta il nodo più delicato: chi guiderà la coalizione. La segretaria del Pd ribadisce che, in una democrazia parlamentare, dovrebbe essere il leader della forza politica più grande. Se gli alleati non riconoscono questo principio, il Pd è pronto alle primarie: “Se c’è qualcuno che non riconosce questo principio democratico, noi siamo disponibili e pronti anche alle primarie e, se le faremo, le vinceremo insieme”.

Schlein traccia anche i contenuti del programma: lavoro, politica industriale, sanità, scuola, sicurezza e diritti. Sul lavoro, il Pd punta su una nuova politica industriale, sul salario minimo e su un maggior peso della contrattazione collettiva. Sulla sanità, chiede più risorse e una revisione del rapporto tra pubblico e privato. Sulla scuola, propone un “piano Marshall” per l’edilizia scolastica e investimenti sulla formazione continua. Sul clima, difende la necessità di una transizione ecologica sostenibile anche dal punto di vista sociale e industriale. Sui diritti, annuncia una proposta di legge sul matrimonio egualitario e il rilancio dello ius soli.

Resta una divergenza con gli alleati sulla politica estera, in particolare sul sostegno all’Ucraina. Schlein ammette che il tema divide il campo progressista, ma sostiene che sia possibile trovare una sintesi. La leader del Pd critica duramente il governo Meloni, accusandolo di aver trasformato la stabilità in “immobilismo” e di aver fallito su legge elettorale, situazione economica, salari, pressione fiscale, sanità, povertà e natalità. La richiesta finale è politica: tornare alle urne. “Prendete atto che avete fallito e andate a casa, prima si vota e meglio è per l’Italia”.

Con questo discorso, Schlein chiarisce la linea del Pd: campo largo sì, programma comune sì, primarie se necessario, ma con una condizione: il primo partito dell’opposizione pretende che i numeri pesino. Perché, come ripete più volte, “non è egemonia, è democrazia”.

FG
Firma Fabrizio Gerolla